Cibo che ammala, cibo che protegge

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Un tumore in genere origina quando i danni a carico del DNA determinano una moltiplicazione incontrollata delle cellule.
L’alimentazione può influenzare l’insorgenza del tumore modificando l’ambiente interno dell’organismo che promuove e attiva sostanze od ormoni che favoriscono il tumore e la sua progressione. L’origine di un tumore si ha quando una cellula accumula una serie di danni a carico del proprio DNA per cui perde il controllo della capacità di replicarsi e si ritrova un ambiente favorevole ad una moltiplicazione incontrollata.
Attraverso numerosi meccanismi l’alimentazione può influenzare l’insorgenza dei tumori :

  1. esposizione a cancerogeni presenti nei cibi o formatisi durante la cottura o  nella conservazione degli alimenti ;
  2. riparazione dei danni al DNA ;
  3. capacità di fornire sostanze che favoriscono o al contrario sfavoriscono la formazione dei radicali liberi responsabili di danni cellulari (sostanze pro o anti-ossidanti) ;
  4. attivazione di meccanismi di morte cellulare programmata.

Il cibo è in grado di modificare significativamente l’ambiente interno promuovendo o, al contrario, limitando la disponibilità di sostanze e di ormoni che possono favorire la progressione del tumore. Le analisi geografiche di incidenza e studi su animali dimostrano che la dieta ipercalorica e iperlipidica con grassi saturi è un fattore di alto rischio.

La relazione che intercorre tra il cibo e le malattie cronico-degenerative è sempre più consistente. Il regime alimentare influenza fortemente il rischio di svariati tipi di cancro, di malattie cardiovascolari, diabete e malattie neurodegenerative. L’evidenza epidemiologica ci suggerisce che una dieta adeguata, associata a un corretto stile di vita, è in grado di ridurre il rischio delle principali malattie degenerative. Tra gli alimenti che negli ultimi anni sono risultati più promettenti dal punto di vista preventivo si possono menzionare:

1) cereali integrali: ricchi in fibra, composti fenolici, minerali, vitamine e altri elementi in traccia, che oltre ad aumentare il senso di sazietà, riducono la risposta glicemica e migliorano la sensibilità all’insulina;

2) la frutta secca, caratterizzata da un profilo lipidico in linea con le raccomandazioni e da un elevato contenuto in fibra e polifenoli, che oltre a migliorare il profilo lipidico con conseguente riduzione del rischio di malattie cardiovascolari, modulando la risposta glicemica, riducendo il rischio di diabete;

3) l’olio di oliva, per la presenza di ben caratterizzati polifenoli che riducono l’ossidazione dell’LDL-colesterolo, marker di rischio cardiovascolare e di rischio per i tumori al seno.

Tuttavia, la ricerca è ancora lontana dal comprendere con certezza e in maniera dettagliata e definitiva quali siano i meccanismi specifici tramite i quali l’alimentazione esercita una così rilevante attività preventiva. Gli approcci utilizzati fino ad oggi sono stati, per certi versi ed in alcuni casi, troppo poco rigorosi. Dalle osservazioni epidemiologiche, la ricerca infatti dovrebbe individuare quali classi di alimenti sono associate ad un beneficio per la salute e concentrare le proprie attenzioni su di esse. Il passo successivo dovrebbe essere quello di condurre studi di intervento che facilitino la comprensione degli effetti benefici degli alimenti (ed escludano potenziali variabili confondenti di natura ambientale). Ma a chi interessa la prevenzione? Sono pochi i finanziamenti e le ricerche finalizzate allo studio dei determinanti del cancro.

C’è da ritenere che la dieta favorisca l’insorgenza di alcuni tumori sia attraverso l’uso di conservanti e l’introduzione dei cancerogeni come le amine eterocicliche che si formano nella cottura della carne, sia attraverso influenza della dieta sul metabolismo di ormoni sessuali, in particolare gli estrogeni circolanti, il testosterone, e sul metabolismo dei fattori di crescita legati all’insulina (Igf-1). Gli studi dimostrano che dopo la menopausa condizioni di sovrappeso e obesità determinano un maggior rischio di tumore della mammella, superiore al 30%. Utilizzando approcci genetici e farmacologici, recentemente è stato dimostrato che l’aumento del 27HC idrossicolesterolo circolante(metabolita del colesterolo) aumenta in modo significativo la crescita tumorale e le metastasi in modelli sperimentali di cancro al seno.  Questi risultati suggeriscono che le modifiche farmacologiche o dietetiche che abbassano il colesterolo totale, e per deduzione il 27HC, sono in grado di ridurre l’impatto di obesità / sindrome metabolica sull’incidenza del cancro al seno.

L’alimentazione influenza l’insorgenza del tumore modificando il quadro ormonale attraverso la presenza di sostanze cancerogene presenti nei cibi o derivanti dalla cottura, in particolare di carne ed amidi raffinati.
Molti tumori, ivi compreso quello della mammella, sono per lo più di origine alimentare e la prevenzione dovrebbe cominciare a tavola. Dagli anni ’60 ad oggi il consumo di carne è cresciuto del 180%.
Ne mangiamo 95 kg a testa ogni anno, nessun cibo ha il costo ambientale della carne, ogni kg di manzo richiede 15.000 litri d’acqua.

L’allevamento degli animali rappresenta oggi sul totale delle emissioni serra una percentuale che va dal 14 al 18%.Costo ambientale della carne:

>Consumo di acqua e suolo
>Emissioni gas serra
>Dispendio di energia

Il cibo sostenibile deriva da una agricoltura sostenibile i cui vantaggi sono:

Meno pesticidi più terreni fertili
Meno fertilizzanti più suolo
Meno inquinanti più verde
Meno gas serra più acqua pulita
Meno trasporti e meno cemento

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La carne e i grassi saturi sono sostanze ossidanti che attaccano la membrana cellulare aumentando il rischio che il DNA delle cellule muti. L’eccessivo consumo di carne, di carni conservate e di grassi animali è dannoso per la salute aumentando l’incidenza del cancro dell’intestino e della mammella. I grassi saturi producono una grande quantità di radicali liberi danneggiando le cellule. Una dieta iperproteica inoltre è associata ad alti livelli di IGF1.Zuccheri raffinati (fruttosio, saccarosio e dolciumi) innalzano la glicemia provocando picchi di insulina e di Igf1, due ormoni che stimolano la proliferazione cellullare.

Ogni alimento ha un suo INDICE GLICEMICO, che indica la velocità con cui aumenta la glicemia nel sangue.

ALIMENTI CON IG ALTO

Zucchero, Alcuni cereali raffinati (riso soffiato, patatine fritte in sacchetto, wafer, cornflakes) Dolci e torte Bevande zuccherate (bevande gasate, bevande “estive”, the freddo, ecc.) Alimenti contenenti “zucchero” o sciroppo di glucosio

ALIMENTI a MEDIO INDICE GLICEMICO

Pane bianco, Biscotti , Patate, Croissant, Uva passa, Alcuni tipi di frutta e verdura (carota, melone, zucca)

ALIMENTI A BASSO INDICE GLICEMICO

Tutta la frutta e la verdura (escluse le eccezioni) Latticini (yogurt naturale, latte sano, ecc.) Cereali integrali (soprattutto avena e orzo) Pasta cotta al dente..

La sindrome metabolica è caratterizzata da un insieme di condizioni: ipertrigliceridemia, ipercolesterolemia, iperglicemia, adiposità addominale con circonferenza vita maggiore di 88 e ipertensione che predispongono all’insorgenza del tumore della mammella. L’alcol aumenta il rischio di cancro al seno innalzando i livelli circolanti di ormoni sessuali e attraverso l’effetto diretto dell’acetaldeide, il metabolita principale dell’etanolo, noto cancerogeno e mutageno.

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La dieta agisce sul metabolismo di ormoni sessuali, in particolare il testosterone, e sul metabolismo dei fattori di crescita legati all’insulina (Igf-1).L’insulina determina una iperproduzione di testosterone da parte dell’ovaio, coopera con gli estrogeni e con l’IGF1 nello stimolare la proliferazione delle cellule epiteliali mammarie. Anche Il testosterone stimola la proliferazione cellulare. Esiste una forte correlazione tra iperinsulinemia, rischio di cancro, aggressività del tumore e velocità di progressione.

L’obesità, una dieta ipercalorica e la ridotta attività fisica determinano iperinsulinismo. L’obesità aumenta significativamente il rischio di carcinoma mammario in particolare in menopausa influenzando il livello degli ormoni sessuali endogeni. In post-menopausa gli estrogeni circolanti derivano dalla conversione di androgeni di provenienza surrenale ad opera delle aromatasi presenti negli adipociti.

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Maggiore è la quantità del tessuto adiposo, maggiore è la produzione di estrogeni. L’obesità e il sovrappeso sono associate a bassi livelli di globuline leganti gli ormoni sessuali (SHBG) e ciò aumenta la biodisponibilità di estrogeni e di testosterone.

L’attività fisica migliora la sensibilità insulinica. Le strategie di prevenzione attraverso una regolare attività fisica quotidiana, abbinata ad una dieta equilibrata (tipo mediterranea), sono fattori che consentono un miglioramento dell’assetto metabolico e ormonale riducendo il rischio e l’incidenza del cancro della mammella.

Un recente studio Greco di meta-analisi ha valutato l’effetto di una dieta mediterranea sulla sindrome metabolica. Gli autori hanno condotto una revisione sistematica di 50 studi, con 534.906 partecipanti, e l’effetto combinato di studi prospettici e studi clinici ha mostrato che l’adesione alla dieta mediterranea era associato ad un ridotto rischio di sindrome metabolica. Inoltre, i risultati degli studi clinici hanno rivelato il ruolo protettivo della dieta mediterranea sui diversi fattori di rischio, come la circonferenza vita, colesterolo, trigliceridi, pressione arteriosa e glicemia. Questi risultati sono di notevole rilievo per la salute pubblica, perché la dieta mediterranea può essere facilmente adottata da tutti i gruppi di popolazione, anche con culture diverse, ed è di fondamentale importanza per la prevenzione della sindrome metabolica e dei fattori di rischio non solo per i tumori.

C’è una forte evidenza che le donne possano ridurre il loro rischio di cancro attraverso l’adozione di comportamenti alimentari e di attività salutari. In popolazioni europee, persone che seguono uno stile di vita sano che aderisce alle raccomandazioni per la prevenzione del cancro hanno un rischio stimato inferiore del 18% di cancro rispetto alle persone il cui stile di vita e il peso corporeo non soddisfano le raccomandazioni. Tale riduzione del rischio è stato stimato per uno stile di vita sano che comprende: avere un peso corporeo normale (un indice di massa corporea [BMI] tra 18,5 e 24,9 kg / m 2 ) evitando gli alimenti che favoriscono l’aumento di peso, come le bevande zuccherate e il fast food; esercitare attività fisica per almeno 30 minuti al giorno; l’allattamento al seno ; mangiare per lo più cibi di origine vegetale; limitare l’assunzione di carne rossa; evitando carni trasformate; e limitare il consumo di bevande alcoliche.

In particolare i ricercatori italiani hanno dimostrato che la comparsa o meno del tumore era da mettere in relazione al consumo di frutta e verdura. Si conferma quindi, il ruolo fondamentale del corretto stile di vita e dell’alimentazione sana per contrastare in modo semplice il tumore mammario.E’ stato evidenziato come, all’aumentare del consumo di tutte le verdure diminuisce il rischio di sviluppare un tumore.

Emerge che un ruolo importante lo svolgono le verdure a foglia, consumate sia cotte che crude. Ruolo protettivo lo svolgono anche altri ortaggi (peperoni ricchi di antiossidanti e vitamina C, melanzane, zucchine, fagiolini e carciofi), utilizzati soprattutto cotti e i pomodori crudi (licopene). Ricchi di sostanze benefiche come gli indoli(varietà di fitoestrogeni) che agiscono sul metabolismo degli estrogeni sono anche i cavolfiori e i broccoli. I cavoli, la verza, i broccoli, le albicocche, i semi di lino sono ricchi di lignami e legandosi ai recettori degli estrogeni impediscono la proliferazione delle cellule. I cavoli e affini, inoltre, grazie ai loro composti solforati, sono sostanze detossificanti che favoriscono l’eliminazione delle sostanze tossiche.Le noci oltre ad avere un ottimo potere anticolesterolo grazie al loro contenuto in fitosteroli,flavonoidi,vitamina E e omega 3 riducono l’ossidazione cellulare.

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Il ruolo protettivo deriva soprattutto dalle sostanze antiossidanti che non solo sono contenute nelle verdure ma anche nella frutta (resveratrolo presente nell’uva nera), negli agrumi (limonene), nelle fragole, nella curcuma (curry) ed inoltre in aglio e thè verde.

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L’indicazione principale che deriva da tutti gli studi è quella di ridurre i grassi animali ed aumentare la presenza delle verdure e della frutta, con particolare attenzione alla varietà ed alla stagionalità. Frutta e verdure coltivate in serra sono ricche in fitofarmaci e poveri di antiossidanti (minerali e vitamine).

Il melograno, i lamponi, il ribes, le more e i mirtilli, grazie all’acido ellagico, impediscono alle cellule tumorali di formare nuovi vasi, avendo inoltre proprietà antiossidanti.  Il pesce azzurro, possibilmente di piccola taglia, è ricco di omega 3 e inoltre ha meno inquinanti e metalli pesanti dei pesci di grossa taglia. L’olio d’oliva ha un ruolo protettivo perché ricco di acidi grassi monoinsaturi oltre che in componenti antiossidanti come i polifenoli. L’alimentazione dovrebbe essere sana, buona, pulita e con minore impatto ambientale.

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Norme alimentari per la prevenzione dei tumori 

– Utilizzare l’olio d’oliva,

– Prediligere prodotti naturali, coltivati con concimi naturali senza pesticidi e poco manipolati,

– Arricchire la dieta con frutta e verdura fresca di stagione contenente vitamine, sali minerali ed antiossidanti,

– Aumentare il consumo di pesce azzurro

– Preferire cibi ricchi di fibre e possibilmente non raffinati,

– Ridurre l’assunzione di cibi grassi specialmente di origine animale,

– Ridurre il consumo di alimenti conservati con additivi, sotto sale, olio, aceto, o affumicati e limitare l’uso del barbecue e delle fritture,

– Moderare l’uso di bevande alcoliche, specie se a forte gradazione, e abituarsi al consumo di un bicchiere di vino rosso al giorno da consumarsi durante i pasti principali,

– Evitare l’obesità ed il sovrappeso dosando l’apporto energetico rispetto al proprio stile di vita, all’età e al  tipo di attività svolta.

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Il cibo sano deriva da una agricoltura sostenibile i cui vantaggi sono:

Meno pesticidi più terreni fertili
Meno fertilizzanti più suolo
Meno inquinanti più verde
Meno gas serra più acqua pulita
Meno trasporti e meno cemento

Lo studio randomizzato DIANA(Diet and Androgens) ha  mostrato una riduzione degli indicatori ormonali di rischio in seguito ad un intervento alimentare basato sulla riduzione dell’assunzione di alimenti ricchi di grassi saturi e con elevato indice glicemico e da un aumento nel consumo di cereali, legumi e verdure

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Mangiare bene non è solo una questione di tabelle nutrizionali ma è anche e soprattutto di cultura. Dietro l’idea di dieta mediterranea c’è una concezione dell’uomo e del rapporto con l’ambiente che va oltre i nutrienti.

Il pericolo si nasconde non solo nelle calorie e nel colesterolo ma anche nello zucchero, nel sale,nella provenienza del cibo e nella vita sedentaria.

Grazie al Prof. Franco Berrino per i suoi e per farci conoscere il cibo dell’uomo.