Terra Madre: terra che nutre e che cura

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Diserbanti, Disseccanti totali (distruttori del paesaggio, con le colline colorate d’arancio), Pesticidi ed Antimuffe, contenenti spesso diossine, si usano in Italia in quantità vergognose con oltre il 30% di tutto il consumo Europeo (!), inquinando le falde (118 pesticidi rilevati nelle acque potabili – fonte ISPRA/Arpa – Agrisole) e le catene alimentari.

Patrizia Gentilini (ISDE – Associazione Medici per l’Ambiente) ricorda a noi tutti: …“in Italia i tumori aumentano del 3,2% all’anno nei primi dodici mesi di vita, negli Stati Uniti l’incremento è dello 0,6%. La morte è trasmessa ai neonati dal corpo delle loro madri. L’avvelenamento dell’aria e dell’acqua è stato tollerato come se morire di tumore fosse la cosa più naturale del mondo”

L’agricoltura industriale non rispetta la terra le strappa via moltissime delle specie selvatiche che lei ospita, la inonda di chimica, intossica le sue acque, la trafigge con arature profonde, ne spinge i ritmi con prodotti di sintesi…. e noi mangiamo il risultato di tutto questo.

Dopo la seconda guerra mondiale, le sovvenzioni all’agricoltura ne hanno incoraggiato l’intensificazione (selezione vegetale, utilizzo su larga scala di fertilizzanti e pesticidi, imponente meccanizzazione ). Si è superato il modello di agricoltura familiare e nel settore dell’allevamento si è imposta una nuova era: l’allevamento intensivo.

Ma l’importante, per l’agribusiness, non è che noi mangiamo. È che noi acquistiamo.

Terra Madre è una rete mondiale, che raggruppa le “comunità dell’alimentazione” impegnate, ciascuna nel suo contesto geografico e culturale, a salvaguardare la qualità delle produzioni agro-alimentari locali.

Le comunità condividono i problemi generati dalla pratica di un’agricoltura intensiva pregiudizievole nei confronti delle risorse naturali e da un’industria alimentare di massa tendente all’omologazione dei gusti e in grado di mettere in crisi l’esistenza stessa delle produzioni su piccola scala.

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Riguardo all’ Italia e al problema della produzione alimentare  e  all’ agricoltura, se c’è una cosa che sembra non mancare è il dinamismo. Uno sguardo al passato recente fa pensare a quello che si potrebbe chiamare “ritorno alla terra”:  assunzioni che crescono, aziende che nascono, interesse dei giovani che aumenta.

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E poi nuove professioni legate al settore e strategie imprenditoriali che vanno oltre la produzione di cibo, senza scordare la diffusione degli orti urbani, che permettono alle famiglie di risparmiare. Un quadro complessivo che pare nascere dalla crisi, ma anche dalle opportunità offerte da tecnologia e mercato globale.

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“ Sta nascendo una nuova sensibilità verso i temi della terra e dell’agricoltura e i giovani cominciano ad intravvedere che questo tipo di lavoro molto moderno può dare molte prospettive” Carlo Petrini, fondatore di Slow Food Italia.

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In un contesto di ritorno alla terra – anche se non in chiave professionale – può inserirsi l’aumento degli orti urbani: secondo recenti studi di settore, gli italiani che coltivano in terrazzo o su piccoli terreni cittadini sono cresciuti esponenzialmente. Auto-produrre frutta, verdure ed erbe aromatiche permette di risparmiare oltre il 10% sulla spesa ortofrutticola .

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“E noi cittadini metropolitani, che viviamo inscatolati nelle nostre città, senza più i colori e i profumi delle stagioni forse, in un giorno molto prossimo, se ci capiterà di passare accanto a un orto dove un nonno e una piccola bimba colgono i frutti maturi, allora potremo ancora riconoscere la vera casa dell’uomo”.(Ermanno Olmi)

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Questa ondata di rinnovamento dei mestieri legati alla terra crea anche nuove professioni in settori quali il turismo, le energie rinnovabili e il marketing.

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Ecco nascere, dunque, la figura dell’agrigelataio che trasforma il latte in gelato direttamente  all’interno delle aziende, l’affinatore di formaggi che fa un lavoro analogo all’interno delle aziende casearie.

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Si moltiplicano le professioni dell’assaggio: ai sommelier che si dedicano ai vini si aggiungono gli assaggiatori di olio, miele, formaggi, grappe e frutta.

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Gli alchimisti di campagna producono distillati partendo dalle erbe prodotte sul proprio terreno.  Si moltiplicano in tutta Italia i birrifici artigianali a “chilometro zero” in cui i coltivatori trasformano i cereali in birra vendendola direttamente ai clienti.

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E in campagna nascono anche professioni di servizi alla persona come l’agritata (che si prende cura dei bambini all’interno di un’azienda agricola) e lo specialista di pet therapy (che attraverso l’interazione uomo-animale cura pazienti affetti da differenti patologie con obiettivi di miglioramento comportamentale, fisico, cognitivo e psicologico-emotivo.

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La parola alle Donne: Noi  e la terra, rinascere assieme:  Friuli Venezia Giulia chiama, Calabria risponde. Risponde?

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La terra, la Madre Terra! Quale altro elemento da cui trarre forza ed a cui darne attraverso l’accudimento? Anche per le Donne più “metropolitane “ è pacificante seguire la crescita di una piccola pianta , armonizzando i tempi personali con quelli naturali: ciò offre lo spunto per seguire un minimo progetto, per scandire più chiaramente il tempo del proprio recupero parallelo e visibile nel tempo dell’evoluzione da fiore a frutto.   Una piantina è, in definitiva, la rappresentazione della ripresa  di sé.

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I prodotti ( piccoli frutti, crocus,da zafferano, erbe aromatiche per la cucina ma anche melissa, felci aquiline equiseto, diverse ortiche…..qualche azienda,soprattutto in Francia, sta iniziando , con successo e con semplici procedimenti, ad usarli come antiparassitari e concimi naturali generando così un ciclo virtuoso) sono la scelta coerente con questo spirito e generosamente concedono un risultato visibile in poco tempo.  Si tratta, quindi, di individuare un luogo in cui la terra sia solo in parte coltivata ed abbia un passato di forti presenze femminili, una terra che altrettanto soffra di temporaneo abbandono, di bisogno di ripresa di vita, che possa rappresentare la parallela “riabilitazione” di un gruppo di persone e di una piccola parte di territorio.  image18

Alcuni paesi della montagna carnica (e, aggiungiamo noi, anche della Calabria),riassumono queste caratteristiche: sostanziali nella loro asciuttezza, parchi di inutili parole, sfiancati nel tentativo di sopravvivenza.   I piccoli appezzamenti di terreno eventualmente messi a disposizione dalla gente del luogo, lo punteggiano ( orti diffusi), dando la sensazione di un territorio misurato ma accogliente nella sua interezza.

Ognuna con i propri tempi ed i loro modi, le Donne-di fuori si affiancano alle Donne-di- lì nella cura e nella raccolta dei prodotti. Gli stessi prodotti , oltre ad essere parte integrante dell’alimentazione delle stesse ospiti, possono essere commercializzati sotto un Logo che ne garantisca, al contempo, qualità e valenza etica. Per i proprietari dei terreni alcuni sgravi fiscali, eventuali contributi da parte del Ministero dell’Agricoltura e dell’Ambiente e canali preferenziali nella commercializzazione e nel riconoscimento dei loro prodotti, oltre alla consapevolezza di appartenere ad un microcosmo di buone pratiche.

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Alcuni paesi da tempo utilizzano la formula del cosiddetto “ Albergo Diffuso”, soluzione assolutamente condivisibile non solo dal punto di vista pratico, ma  soprattutto filosofico.

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In questo caso tale formula permette, anche in tempi di minor  afflusso turistico, di usare bene le strutture ricettive già esistenti con la possibilità di alloggi individuali e spazi collettivi nel rispetto delle diverse esigenze in una situazione comunque protetta e con un semplificato collegamento con le risorse mediche necessarie.

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Comuni i momenti dei pasti, ma singolarmente studiati sulla base delle diverse necessità.  Ciò permette alle Donne in fase di recupero di non sentirsi  ghettizzate né in ospedale, né in una costosa clinica di lusso, pur rimanendo in stretto contatto con compagne di viaggio che hanno subito una sorte simile. A chi è o è stata sottoposta a cure chemioterapiche sembra che il proprio corpo, a volte estraneo, abbia assunto altri, ignoti e cattivi odori: lo stare insieme con le altre (e,  pur sembrando un’ottica di parte, è veramente  vero che le Donne prendono  energia e si ricaricano dal contatto con le Altre!), in un ambiente sano, può rappresentare davvero  una differenza sostanziale.  Si tratta, dunque, di una pratica di affidamento circolare : da una Donna…ad una Pianta….a Se Stessa….ad un’altra Donna…ad un Luogo….ad un senso del Rispetto.  E le piante ed i fiori, alla fine, profumano.

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La Calabria risponde?

La Calabria, come gran parte degli ambienti i più diversi del nostro pianeta, non sfugge al problema del- l’inquinamento e del degrado del territorio, anzi, purtroppo, viene ancora e sempre più considerata, dai suoi stessi abitanti ed amministratori, come un territorio di conquista per l’affermazione di interessi particolari ancora molto difficili da contrastare .E’  proprio questa mentalità di scarsa cura per la propria terra, diffusa  e radicata, a fare della Calabria, assieme ad altre altrettanto sfortunate regioni, il paradigma del dissesto e del degrado ambientale, causato oltre che dalla inesistente tutela dell’ambiente, anche dalla dissennata politica dell’edilizia sempre e dovunque. La Calabria, bella come poche regioni, ricca di paesaggi naturali i più vari, come quello marino, quello montano ricco di acque sorgive e boschi, per troppo tempo si è rassegnata a lasciar fare perché, “tanto, è tutto inutile…”  Invece non è così e la sua gente si sta lentamente svegliando da un lungo letargo e sta rialzando la testa nella consapevolezza che il riscatto viene dai Calabresi stessi che, in ogni ambito, ciascuno dando il suo apporto, potranno portare la propria regione a livelli di vivibilità finalmente degni di questo nome. E’ ora di dire basta  al degrado vergognoso e al caos urbanistico che hanno distrutto le magnifiche coste ed inquinato il mare cancellando l’identità stessa dei luoghi, basta a strutture pubbliche fatiscenti e sciatte, basta ad una sanità che non tutela per niente la salute dei calabresi, basta con questa assoluta mancanza di senso del collettivo, del bene comune, di senso del bello. Nel nostro ambito, noi dell’Associazione “ Le donne scelgono” , faremo tutto quanto è nelle nostre possibilità per aiutare le Donne calabresi a guarire dal cancro alla mammella e a farlo nel modo più indolore possibile per le ammalate e per le loro famiglie. In questo senso intendiamo rispondere alle belle proposte che arrivano dal Friuli riscoprendo i cibi della sana tradizione popolare e che non è sorprendente scoprire nella conoscenza e comunicazione scientifica che sono le cose che ci fanno bene. Vogliamo favorire l’incontro tra cittadini su temi di interesse comune come la prevenzione, la cura del cancro alla mammella, temi riguardanti l’alimentazione, la salute, la tutela dell’ambiente e il ritorno alla cura della terra.